Il Programma 2009

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ELEZIONI AMMINISTRATIVE
COMUNE DI REGGIO EMILIA
6/7 GIUGNO 2009

LISTA LABORATORIO BALDI PER REGGIO

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PROGRAMMA
Programma comune a:
CITTA’ ATTIVA - REGGIO LIBERA REGGIO - UNIONE DI CENTRO
1. Premessa

2. Linee Generali:
2.1 Principi guida
2.2 Realizzare il bene comune
2.3 Analisi condivisa
2.4 Fare insieme
2.5 Trasparenza
2.6 Legalità
3. Situazione della città, priorità
3.1 La crisi finanziaria ed economica ed i suoi effetti
3.2 Sostenibilità ambientale
3.3 La scuola è cultura
3.4 Università
3.5 Sport
3.6 Salute - qualità della vita e servizi sanitari
3.7 La società invecchia ed ha necessità di riprogettare l’assistenza
agli anziani
3.8 Convivenza - immigrazione
3.9 Centro storico
3.10 Commercio
3.11 Organizzazione comunale - società partecipate
3.12 Bilancio

1. Premessa

Il programma non è solo una lista delle cose da fare. E’ qualcosa di più. E’ un appello alla città, alle sue donne ed ai suoi uomini, alle sue energie migliori, sociali ed economiche, perché insieme si mettano in gioco per garantire un futuro a Reggio Emilia. Un appello a sconfiggere, prima che sia troppo tardi, quel cedimento all’anonimato, quel rassegnarsi a non avere più un’anima verso cui ci si è incamminati da alcuni anni.

Oggi c’è bisogno di riscoprire quello spirito che ha sempre contraddistinto questa terra, di ritrovare l’orgoglio di essere reggiani, di rimettere in moto quella voglia di fare, di correre tutti insieme verso un comune traguardo. Quello stesso spirito che ha portato in passato Reggio Emilia a centrare importanti obiettivi: uno su tutti, per fare un esempio, l’Università.
Da diversi anni Reggio Emilia non regge più il passo con le aree più dinamiche del Paese e dell’Europa, si è incamminata verso l’anonimato, è ferma sui risultati ottenuti nel passato.
Certamente alla base di questo declino sta una cultura politico-amministrativa - quella su cui si è fondato il governo della nostra città - inadeguata. Governo che, invece, deve essere caratterizzato dalla condivisione partecipata delle scelte innestata sui valori più nobili che hanno caratterizzato le storie politico culturali della tradizione antifascista socialista, cattolica, laica e liberale. Valori che perseguono la dignità della persona, la partecipazione vera alle scelte nel costruire coesione sociale ed il bene comune, all’insegna dell’uguaglianza vera, della giustizia giusta, della solidarietà solidale, sapendo leggere ed interpretare la realtà per quello che è senza filtri ideologici. I progetti di governo saranno esclusivamente pensati, progettati e realizzati partendo dai valori che si contraddistinguono e dalla analisi concreta e condivisa della realtà.

2. Linee Generali
2.1 Principi guida:
a) Rilanciare il ruolo del Comune come promotore e protagonista dell’interesse generale capace di elaborazione strategica ed innovativa;
b) La gestione della cosa pubblica improntata a criteri di massima trasparenza per assicurare, a tutti i cittadini, un giudizio corretto sull’operato degli amministratori ed un loro effettivo coinvolgimento;
c) Il mandato degli elettori rispettato sempre in ogni situazione. L’incoerenza è deprecabile. In caso di disaccordo costante, l’amministratore eletto deve dimettersi per permettere il subentro di un altro candidato indicato dagli elettori dello stesso gruppo;
d) L’attività amministrativa come servizio temporaneo a favore della collettività;
e) L’attività di governance come metodo permanente di lavoro per decidere insieme alla città;
f) La salubrità dell’ambiente come condizione prima per la salute umana e pertanto tutelata e difesa con efficacia;
g) La politica urbanistica come interesse collettivo primario di tutti i cittadini e la realizzazione delle opere pubbliche più importanti condivise con i cittadini (ad esempio attraverso anche lo strumento del referendum);
h) Una società moderna e democratica fondata sulla sussidiarietà e quindi sul sostegno e la valorizzazione delle realtà sociali presenti sul territorio e impegnate nella salvaguardia del bene comune;
i) Un rinnovato welfare capace di garantire diritti essenziali ed opportunità come investimento sulla coesione sociale e sul futuro dei giovani e della città.
2.2 Realizzare il Bene Comune
Come è stato affermato anche dalla dottrina sociale della Chiesa, l’azione amministrativa deve essere improntata in modo che il principio del Bene Comune venga perseguito con costanza. Infatti “Dalla dignità, unità e uguaglianza di tutte le persone deriva innanzi tutto il principio del Bene Comune, al quale ogni aspetto della vita sociale deve riferirsi per trovare pienezza di senso ……. Una società che, a tutti i livelli, vuole intenzionalmente rimanere al servizio dell’essere umano è quella che si propone come meta prioritaria il Bene Comune, in quanto bene di tutti gli uomini e di tutto l’uomo. La persona non può trovare compimento solo in se stessa, a prescindere cioè dal suo essere con e per gli altri.”.
E in questo ambito devono essere realizzati i Principi della Sussidiarietà, della Partecipazione e Democrazia, della Solidarietà e dei Valori Fondamentali della Vita Sociale quali la Libertà, la Giustizia e la Solidarietà, nel rispetto anche del principio tenuto a base della Costituzione Italiana che gli uomini nascono liberi ed uguali nei diritti.

2.3 Analisi condivisa
Il primo obiettivo da perseguire deve essere l’analisi, il più possibile condivisa, della situazione della città: si va da opinioni di una città ferma, ingessata che cammina verso l’anonimato e che ha perso peso in Regione ad un rappresentazione enfatica, aulica su eccellenze reggiane costruite peraltro in altri periodi.
Il PD con l’attuale maggioranza e la giunta stentano ad individuare la strategia da perseguire e una coerente e credibile capacità realizzativa. Il primo passo da fare è prendere consapevolezza della realtà, delle difficoltà, delle criticità, e dei punti di forza; ancora peggio è indicare obiettivi non raggiungibili, forse auspicabili, ma concretamente irraggiungibili!
Quando si dice”Reggio Città della conoscenza” si evocano nell’immaginario, centri di ricerca e campus di eccellenza mondiali! Dovrebbe essere noto che i tre quarti della conoscenza, della ricerca e sviluppo e dei brevetti vengono realizzati fuori dall’Europa e che il restante 25% viene sviluppato in Europa.
L’Italia compete in Europa, agli ultimi posti, con la Turchia e, in questo contesto, Reggio Emilia è soltanto un punto dell’Italia.
La realtà, a Reggio Emilia, è sotto gli occhi di tutti: un campus universitario incompleto, fermo da cinque anni, che si presenta come un caotico affastellamento di funzioni.
L’ipotesi di un tecnopolo all’interno di un capannone delle Officine Reggiane si configura più che altro come un trasloco di attività esistenti e, comunque, come l’inizio dell’ennesimo “luogo”senza servizi adeguati.
La realtà a Reggio Emilia è ben diversa. Le scuole dell’obbligo non hanno i soldi per le fotocopie e le sedi non sono certo eccellenti. Né si possono trascurare la precarietà lavorativa e le difficoltà occupazionali della parte più istruita e colta della gioventù e neppure si può ignorare il numero crescente di laureati reggiani che non trovano lavoro adeguato e che sono costretti a cercare lavoro altrove.
2.4 Fare Insieme
Facciamo insieme, facciamo bene e, soprattutto, facciamo!
Solo una città unita può realizzare un’impresa difficile e straordinaria: darsi un progetto per il futuro!
Occorre creare una reale unità d’intenti su un progetto straordinario per fronteggiare la crisi, per resistere, per trasformare il sistema Reggio Emilia, per migliorare la competitività, la coesione sociale e la redistribuzione del reddito.
I giovani di oggi sono la prima generazione dal dopoguerra senza certezza del futuro; occorre dare un futuro alle giovani generazioni.
Diventa fondamentale il metodo per affrontare la crisi ed è necessario un appropriato uso delle risorse pubbliche per favorirne l’uscita al più presto.
Occorre un rinnovato sforzo unitario di tutte le forze istituzionali e sociali ed economiche per affrontare la crisi e per trasformare il sistema socio economico e farlo diventare più forte.
Da questa crisi si esce solo con unità d’intenti e tenendo insieme l’obiettivo di una migliore capacità competitiva e della coesione sociale nel rispetto della dignità delle persone.
Occorre cercare intese reali e non ridondanti, quanto inefficaci, protocolli e tavoli. E’ in questo ambito che il dialogo con le parti sociali deve essere finalizzato a realizzare intese su singoli punti realizzabili e verificabili nella loro concretezza. L’ideologia del dialogo per il dialogo non fa parte del nostro patrimonio: si dialoga, si fanno intese su alcuni punti con le parti sociali e si realizza con concretezza tali intese. La prassi della moltiplicazione dei tavoli di confronto non ci sembra convincente.
Solo una città unita e che desidera diventare vera protagonista del proprio avvenire può realizzare un’impresa straordinaria come la gestione e la fuoriuscita dalla crisi e la riprogettazione del proprio futuro.
Se c’è una equa distribuzione del reddito ci sarà coesione sociale e vera comunità ma i meccanismi tradizionali della redistribuzione del reddito non funzionano più: bisogna inventarne dei nuovi;
• I vari attori istituzionali, imprenditoriali e sociali devono prendere impegni reciproci sul terreno dell’equità sociale (reddito, fisco, tariffe ecc..) ed avviare veri processi partecipativi all’interno delle attività lavorative affinché anche i dipendenti siano dei veri protagonisti del proprio futuro;
• E’importante applicare il quoziente familiare anche in ambito locale e utilizzare sempre più gli indicatori ISEE adeguatamente riformati.
Se c’è mobilità sociale ci sarà coesione sociale e vera comunità. Occorre perciò:
• Ricreare le condizioni di mobilità sociale investendo sulla scuola e premiando il merito;
• Ricominciare a parlare di opportunità, di diritto allo studio e di novità che coinvolgano tutte le generazioni;
• Un rinnovato welfare non è più assistenza ma elemento di equità sociale e di eguali opportunità;
• Lotta alla povertà in una società inclusiva in cui nessuno deve rimanere indietro.
Non c’è coesione sociale se un’intera generazione non ha certezza del futuro dunque occorre:
• Costruire una società che sappia relazionarsi con tutte le informazioni massmediali e che sappia distinguere quelle utili e quelle inutili, producendo in tal modo cultura vera e non stereotipi fuorvianti;
• Costruire una economia con alto tasso di sapere impiegato;
• Distinguere tra ricerca e trasferimento tecnologico ed operare scelte conseguenti;
• Garantire a tutti i costi un lavoro adeguato ai nostri giovani laureati come investimento sul futuro della città.
2.5 Trasparenza
L’azione amministrativa deve essere improntata alla trasparenza, cioè quella forma di “buon governo” che consiste, nella sua accezione più vera e concreta, nell’assicurare la massima circolazione delle informazioni sia all’interno del sistema amministrativo sia fra questo ultimo ed il mondo esterno.
Ciò consentirà ai cittadini di veder garantiti i propri diritti nei confronti dell’amministrazione pubblica ad accedere ai documenti amministrativi ed a conoscere, lo stato dei procedimenti amministrativi che li riguardano.

Trasparenza non significa però soltanto chiaro accesso agli atti, ma anche far comprendere ai cittadini le modalità ed i riferimenti che la Pubblica Amministrazione utilizza nell’assumere una determinata posizione. Ciò consentirà un dialogo costante ed attivo tra cittadini e governo della città, facendo sì che il processo di trasparenza diventi lo specchio di un nuovo modo di governare la cosa pubblica.

2.6 Legalità.
• Più rispetto della legalità diffusa e sostegno alle forze dell’ordine per il prezioso lavoro per il contrasto alla criminalità: priorità al potenziamento degli organici, al rafforzamento della loro dotazione tecnico e strumentale e apertura di un nuovo commissariato di Polizia nella zona Nord della città tra il nuovo casello autostradale e la nuova stazione Tav;
• Legalità nell’accoglienza: diritti umani, alla salute ed all’istruzione da salvaguardare per tutti ma contrasto alla clandestinità, a chi la organizza ed a chi la sfrutta;
• Rispetto della legalità nel funzionamento di tutta la città; sui bus, nel commercio, nella scuole, nell’uso dello spazio pubblico, e nel rispetto degli orari.

Polizia municipale
• Significativo potenziamento dell’organico;
• Allargamento del nucleo antidroga della Municipale, rafforzamento delle pattuglie per la prevenzione delle stragi del sabato sera per effettuare controlli, di prevenzione e repressione, sull’uso e l’abuso di alcolici e sostanze stupefacenti;
• Istituzione di nuclei specialistici su convivenza, commercio ed edilizia per intensificare i controlli contro la contraffazione e/o le vendite abusive di prodotti od il controllo di società;
• Un maggiore controllo, in stretta collaborazione con le Forze dell’Ordine preposte, sulla corretta costituzione e gestione delle imprese societarie straniere;
• Realizzazione della nuova sede del comando della Polizia Municipale.

3. Situazione della città, priorità

3.1 La crisi finanziaria ed economica ed i suoi effetti.

E’ la crisi internazionale che genera una situazione straordinaria è nata in USA ma cambierà certamente anche il nostro sistema produttivo, imprenditoriale e sociale.
La crisi deve essere colta come occasione di trasformazione di una sistema ancora forte ma fragile: fragile per quanto riguarda:
• La sostenibilità ambientale (sistema energivoro, inquinante, congestionante);
• La sostenibilità sociale (immigrazione, disuguaglianza, precarietà del lavoro, crescita della sperequazione sociale, blocco della mobilità sociale).
La crisi e il nuovo progetto per Reggio Emilia non si possono affrontare dipingendo una realtà illusoria o nascondendo i veri problemi.

Si deve resistere alla crisi:
• Chiedendo impegni alle banche;
• Difendendo l’occupazione;
• Sviluppando la solidarietà sociale;
• Prevedendo sgravi alle famiglie;
• Sostenendo le imprese locali e lottando contro la concorrenza sleale;
• Progettando la trasformazione qualitativa dello sviluppo produttivo.

Si può resistere solo se:
• Tutti i soggetti istituzionali e sociali sono realmente associati e coinvolti nel prendere le decisioni;
• La famiglia viene finalmente riconosciuta come il fondamento della società con forti politiche di sostegno alla maternità ed alla genitorialità in questo particolare momento di crisi e di cambiamento;
• Ognuno si prende la propria parte di responsabilità.
Occorre tenere insieme:
• La competitività del sistema Reggio Emilia;
• La coesione sociale e solidarietà;
• Un’ equa distribuzione del reddito.
Alcune priorità programmatiche:
Occorre recuperare risorse da destinare al superamento della crisi: Ciò che è la priorità in tutto il mondo lo è anche per Reggio Emilia e deve essere fatto subito, cioè:
• Sostegno alle famiglie e ai lavoratori;
• Sostegno alle imprese;
• Sostegno ai giovani.
Intervento immediato
• Garanzie sui mutui in essere per acquisto prima casa;
• Prestiti d’onore per giovani coppie privilegiando quelle con bambini in tenera età;
• Forte sostegno alla nascita di imprenditoria giovanile;
• Sottoscrizione da privati, imprese, di prestiti comunali da utilizzare esclusivamente per le tre priorità individuate con rendicontazione pubblica trimestrale.

3.2 Sostenibilità Ambientale
Occorre accompagnare la trasformazione del tessuto economico produttivo verso la sostenibilità ambientale e perché ciò possa avvenire occorre che il sistema produttivo sia a minor utilizzo di mano d’opera, minor impiego di energia e, viceversa, di maggior qualità ambientale nei processi e nei prodotti.
Il nostro sistema produttivo per trasformarsi, ha bisogno di investimenti in:
• Ricerca e trasferimento tecnologico di servizi alle imprese (legale, risorse umane, informatica, tecnologia) servizi alle famiglie (es. commercio);
• Logistica delle persone e delle merci.
Il trasporto pubblico delle persone e il trasporto delle merci su ferrovia diventano settori prioritari.

Una città per tutti
Il miglioramento della mobilità e vivibilità di una “città per tutti” rappresenta non solo un dovere sancito dalle leggi in vigore, ma un impegno civile da collocare ai primi posti dell’azione di ogni amministrazione.
Impedire ad un cittadino disabile di accedere a un luogo a causa di un ostacolo architettonico costituisce una violazione al diritto di libertà di movimento e, come tale, deve essere affrontato con tempestività ed efficacia.
Per affrontare questi temi e più in generale l’accessibilità della città si prevede di operare in una logica di programmazione e progettualità che metta al centro il diritto di tutti ad essere cittadini con pari dignità.
Si prevede di coinvolgere le organizzazioni rappresentative delle associazioni delle diverse disabilità presenti sul territorio, per costruire e condividere iniziative sui seguenti punti:
• Attività di sensibilizzazione per diffondere una cultura di progettualità pubblica e privata priva di barriere;
• Indicazioni di “buone norme di costruzione” per una progettazione consapevole;
• Attività di verifica preliminare e controlli;
• Costituzione di tavoli periodici di confronto;
• Programmazione degli interventi necessari.

Una sanità a sostegno del cittadino disabile:

Per condurre una vita relazionale ed inserirsi socialmente, il cittadino disabile necessita di farmaci, ausili e di un’assistenza protesica che gli permetta di coprire questo svantaggio sociale.
Nel limite delle competenze dell’Amministrazione Comunale, ci impegneremo a sostenere nei confronti dell’ASL di Reggio Emilia la necessità di corrispondere ai bisogni qualitativi e quantitativi della persona disabile, attraverso un progetto di vita personalizzato validato da medici specialisti, anche attraverso fondi specifici dell’ASL stessa.

Territorio
Espandere la città e gli insediamenti produttivi in questa fase di crisi danneggia l’economia prima ancora del territorio.
Non esiste contenimento della crescita senza trasformare lo sviluppo produttivo; il nostro modello economico-produttivo si caratterizza per:
• Esplosione demografica perché induce immigrazione;
• Crescita fisica della città;
• Congestione e inquinamento;
• Abuso di energia per produrre e muoversi.

Quindi no ad espandere le zone industriali senza sapere quali attività produttive s’insediano. Anche nelle zone industriali costruire sul costruito utilizzando al massimo il territorio già utilizzato.
La qualità dello sviluppo non è definito dalle quantità di capannoni ma dal valore aggiunto delle attività che si svolgono.
In un territorio policentrico con grande diffusione insediativa il trasporto e la logistica sono la nuova risorsa da mettere in campo per aumentare la capacità competitiva dello stesso in modo ambientalmente sostenibile.
Reggio Emilia è con la sua stazione Mediopadana il baricentro di una città lineare che va da Modena a Parma e la sfida sarà sviluppare sulla linea ferroviaria storica (liberata dal freccia rossa) e sulla linea ferroviaria nuova, un’efficiente mobilità di area vasta.
Contemporaneamente realizzare un circuito di confronto, collaborazione, studio e di lavoro culturale e turistico tra le tre città, proiettato nell’area vasta e con le similari realtà europee.
Politiche Energetiche ed Ambientali
La salvaguardia dell’ambiente è dovere amministrativo a garanzia delle generazioni future. Reggio Emilia può vantare primati per le azioni intraprese negli anni con la propria azienda dei servizi, prima AGAC poi Enìa, nel campo del teleriscaldamento per il contenimento delle emissioni clima-alteranti, nel campo dei rifiuti per la raccolta differenziata attraverso la diffusione delle isole ecologiche, nel servizio della depurazione delle acque per aver centralizzato il sistema delle reti fognarie.

Anche per questo la cessione di Enìa non è stata non utile né alla città né al territorio provinciale!

Dovrà essere recuperato all’interno dell’Amministrazione una capacità programmatoria ed anche disponibilità finanziarie che opportunamente erano state poste in capo alla propria azienda.

Il tema delle energie rinnovabili, la diffusione del consapevolezza del limite delle risorse energetiche, sono gli ambiti d’intervento.

Nella pianificazione urbanistica si dovranno prevedere impianti di autoproduzione locale con l’uso del fotovoltaico, del geotermico e della cogenerazione.

Nel campo dei rifiuti vanno incentivati i comportamenti virtuosi e condivisi con i cittadini i metodi di raccolta separata dei rifiuti ( senza forzature ideologiche che generano tensione e soprattutto elevati costi come nella VII Circoscrizione) per permettere una diversificazione di trattamento finale con lo scopo di recuperare materie prime seconde e valorizzare i trattamenti a fini energetici.

La grande quantità di materiale legnoso raccolto può essere utilmente smaltito in impianto termico per la produzione di calore ed energia elettrica, così le biomasse organiche possono essere smaltite in impianti per la produzione di biogas. Trattandosi di complessi impiantistici differenti, specifici per prodotto, la loro realizzazione va ottimizzata attraverso una intesa di ambito vasto sovra provinciale con la quale si concretizza la solidarietà territoriale per lo smaltimento dei rifiuti in tale ambito prodotti anche con l’ausilio degli impianti d’incenerimento in essere.

Alcune priorità programmatiche
• Infrastrutture viabilistiche - delibere urgenti per il completamento delle tangenziali (Via Emilia Bis verso PR e MO, SS. 63 coordinate col completamento della viabilità provinciale);

• Valorizzazione del piano investimenti su ferrovie regionali in territorio reggiano con l’aggiunta della eliminazione dei passaggi a livello a raso a partire dalla Via Emilia;

• Una proposta per l’area delle ex officine reggiane, come area strategica della città di Reggio Emilia, di cui poter disporre pubblicamente al fine di studiarne le migliori destinazioni a partire anche dalle esigenze della mobilità: far sì che il Comune acquisisca gratuitamente l’area dell’ex officine reggiane delocalizzandone le volumetrie previste e conteggiandole nel dimensionamento del PSC (nuovo piano urbanistico) senza aumentarlo;
• Progetto unitario urbanistico - comprensivo di vecchia e nuova stazione ferroviaria - zona nord della città compresa la zona delle officine reggiane con la mobilità come filo conduttore dello studio;

• Ripensare i collegamenti di zona Santa Croce/Viale Ramazzini/Centro Storico coinvolgendo i cittadini;

• Integrazione delle due zone (vecchia città/nuova città), in una unica città;

• Attenzione alla rete stradale ed autostradale di progetto in pianura padana che riduce/indebolisce la centralità di Reggio Emilia.
Trasporto e mobilità.
• Il potenziamento del trasporto pubblico deve essere prioritario e deve fare la differenza;
• Per essere città europea bisogna arrivare ai modelli di mobilità urbana europea in pochi anni;
• Investire per creare corsie preferenziali sulle dorsali stradali urbane principali (Via Emilia e Statale 63);
• Più convenzioni con taxi;
• Più convenzioni con auto elettriche per operatori del centro storico;
• Potenziamento dei parcheggi scambiatori;
• Garages per residenti per liberare le strade del centro storico dalle auto in sosta .

3.3 La scuola è cultura:
Politiche educative culturali con al centro i giovani e la scuola. La cultura come formazione e la formazione come cultura.
Mentre il governo centrale taglia e riduce le risorse Reggio Emilia deve investire prioritariamente sulla scuola, forte delle su tradizioni e della sua cultura sui temi educativi, dopo la realizzazione del qualificato sistema misto educativo dell’infanzia, deve produrre un analogo sforzo per sostenere la scuola primaria e secondaria.
E’ necessario promuovere una comunità più evoluta per produrre le competenze necessarie alla trasformazione del sistema Reggio Emilia. Occorre, prima di tutto, affrontare i problemi dei giovani, in particolare dell’adolescenza a partire dalla scuola dell’obbligo. Dare priorità agli investimenti nelle sedi delle scuole elementari, medie e superiori, ed investire nelle attrezzature didattiche; prevedere l’apertura pomeridiana e dare riconoscimento al protagonismo del privato sociale educativo. Occorre sostenere la formazione degli insegnati e un adeguato riconoscimento e sostegno economico al privato sociale educativo ed in particolare alle scuole non statali; un’offerta educativa differenziata e plurale in sana “competizione” è un fattore estremamente positivo per una società moderna e libera;
La scuola è cultura, cultura del futuro, presupposto per la crescita civile ed economica del paese. La scuola di ogni ordine e grado. In questo senso è da vedere il ruolo del Centro Malaguzzi e la sua potenziata centralità rispetto alla scuola.
La vera ed unica priorità culturale è quella di riportare al centro del dibattito civile e culturale la scuola.
• E’ la principale agenzia educativa che, pur tra tanti problemi, trasmette cultura e crea aggregazione nella tante ore che gli studenti vi trascorrono;
• Cultura come parte del welfare per la qualità della vita e della crescita civile e culturale;
• Cultura come memoria, contemporaneità, futuro, ricerca, inclusione culturale, interculturalità;
• Cultura come sinergia tra istituzioni pubbliche, imprese no - profit e imprese profit;
• Ospitalità, acculturazione, divulgazione scientifica e tempo libero;
• L’ospitalità, la progettazione e l’organizzazione di “eventi culturali” (rassegne, singoli incontri, ecc.) sono un bene per la conoscenza ed il confronto nonché per l’innalzamento della qualità del tempo libero e dell’intrattenimento;
• Produzione (ciò che fa la differenza tra le città): sostegno ed incentivi alle forze locali che ricercano e producono;
• Compresi i tanti gruppi musicali giovanili che hanno bisogno di spazi musicali, teatrali e sale prove;
• Progetti e attività multisettoriali e interdisciplinari; forte coordinamento e ottimizzazione delle risorse tecniche, umane e finanziarie delle istituzioni pubbliche e di quelle private. Finanziamenti europei.
Le istituzione culturali della città dovranno prevedere politiche specifiche di sostegno alla formazione dei giovani e degli insegnanti; allo stesso modo, le associazioni imprenditoriali dovrebbero dedicarsi strutturalmente alle questione formativa.
In tale senso sarebbe necessaria una nuova connessione tra gli assessorati alla cultura ed alla scuola, sia del Comune che della Provincia.
La promozione culturale è un’emergenza, un investimento sul futuro. Alla luce dei processi massificanti in atto che producono condizionamenti non razionalizzati diventa ancor più necessaria un’ educazione particolare alla persona che affermi una sorta di “ecologia della mente” nelle coscienze dei cittadini. Questi processi sono in mano a pochi che condizionano i molti. Serve quindi una metodologia di “decongestione mentale” che crei cittadini liberi nel loro pensare.

3.4 Università
E’ necessario:
• Sbloccare il progetto di Ateneo a rete di sedi con adeguata autonomia a Reggio Emilia, progetto che è, sostanzialmente, fermo;

• Riprendere gli investimenti a favore dell’università;

• Concentrarsi sul recupero completo del Campus San Lazzaro e non disperdere le facoltà in tanti luoghi;

• Sviluppare un piano economico finanziario per l’acquisizione completa dell’area del campus dall’ASL;

• Stipulare un nuovo accordo di programma tra enti locali reggiani e Università scaduto ormai da anni per definire contenuti (corsi di laurea e facoltà), progetto di sviluppo ed impegni per le sedi;

• Ristrutturare Villa Marchi e privilegiare la residenza per studenti e docenti rispetto all’utilizzo per uffici;

• Agevolare l’insediamento della università nel tessuto della città.
3.5 Lo Sport
La crisi sta già costringendo le famiglie in difficoltà a ritirare i ragazzi dalla pratica sportiva. Le associazioni sportive di base che vivono di quote associative, sponsorizzazioni e contributi pubblici sono in difficoltà. Dobbiamo perciò evitare che questa crisi e le sue conseguenze abbiano ricadute tali da mettere in discussione quanto è stato fatto in tutti questi anni.
Dobbiamo partire subito con un programma di aiuti e di interventi a favore dello sport di base.
• Favorire la crescita dello sport dilettantistico con particolare attenzione alle realtà che operano a livello giovanile e scolastico;
• Sostenere le attività motorie e sportive dei portatori di disabilità;
• Valorizzare le attività sportive che si svolgono in ambiente naturale;
• Rilanciare programmi di politica sportiva con particolare riferimento alla realizzazione degli impianti di base;
• Rafforzare i rapporti di convenzione e alleanza con le società sportive, gli enti di promozione sportiva ed il Coni;
• Completare la realizzazione della “Città dello Sport” costruendo il nuovo Palazzetto dello Sport e delocalizzandolo dal Centro storico cittadino.
3.6 Salute - Qualità della vita e servizi sanitari
Le persone hanno un grande bisogno non solo di beni tangibili, ma anche di strumenti per meglio orientare la scelta ed i comportamenti individuali; l’obiettivo è la promozione di una maggiore cultura della salute partendo da tre consapevolezze:
• È provata la relazione esistente tra lo stile di vita ed il cancro (alimentazione, fumo, mancanza di attività fisica) ed è universalmente riconosciuta l’efficacia degli screening di prevenzione oncologica (prevenzione del tumore del collo dell’utero, della mammella e del colon-retto), che consentono di scoprire precocemente le malattie e di risolverle con interventi non invasivi;
• Favorire una massiccia partecipazione ai programmi di screening non è compito esclusivo delle Aziende Sanitarie, ma anche delle Istituzioni locali che si impegnano per la qualità della vita dei propri cittadini;
• Le malattie del sistema cardio-circolatorio (eventi coronarici, ictus cerebrale ecc.) costituiscono la principale causa di morte nella nostra realtà ed i fattori di rischio cardiovascolare modificabili sono fortemente dipendenti dallo stile e dalle abitudini di vita (alimentazione, fumo, ridotta attività fisica), aspetti dipendenti non soltanto dalla volontà individuale, ma fortemente condizionati anche dall’organizzazione del lavoro, dei servizi pubblici e della società.
A Reggio Emilia i servizi sanitari organizzati nelle due aziende ASL ed Azienda Ospedaliera Santa Maria Nuova rappresentano un punto alto di qualità nella rete del welfare locale.
Hanno però bisogno di essere maggiormente protetti, ascoltati, qualificati e difesi su un tavolo regionale che vede la Regione esercitare competenze dirette e finanziamenti con una responsabilità diretta.
Occorrono maggiori investimenti in risorse umane (personale medico e paramedico) per ridurre le liste d’attesa come dimostrano anche i dati degli straordinari.
Ospedale come luogo non soltanto di cura, ma anche di produzione di cultura, sapere e ricerca.
Nel 2008, ad esempio, il finanziamento da parte della regione Emilia-Romagna si era attestato sul 5% in meno (oltre 40 milioni di euro in meno); nel 2009 si è recuperato con l’impegno di tutti ed è importante che si vigili affinché Reggio Emilia possa disporre delle risorse necessarie anche in futuro, essendo urgente una nuova stagione di investimenti che consenta a tutta la struttura ospedaliera di avere standards di qualità, anche alberghieri, migliori, realizzando nuovi padiglioni e ristrutturando la parte vecchia esistente.
Vanno ascoltate con attenzione le istanze e le proposte di miglioramento, di qualificazione e di sviluppo del servizio, di segnalazione di problematiche da parte degli operatori sanitari medici e paramedici, tra i più impegnati e produttivi della regione Emilia - Romagna, così come le istanze dei cittadini reggiani affezionati ai servizi sanitari, estremamente consapevoli del loro valore ed altrettanto attenti a segnalarne puntuali problemi quali le liste di attesa e di contatto burocratico con la sanità, al fine di migliorarli.
3.7 La società invecchia ed ha la necessità di riprogettare l’assistenza agli anziani, il loro coinvolgimento attivo nella società
L’invecchiamento della popolazione anziana, il 18% degli italiani ha più di 65 anni e nel 2030 gli over 65 aumenteranno al 27%, si associa al deterioramento dello stato di salute e a deficit funzionali. Si tratta di un problema in rapida crescita il cui “peso sociale” è drammaticamente amplificato dalla composizione dei nuclei famigliari (famiglie con più occupati per cui gli anziani dopo la perdita dell’autosufficienza si trovano di giorno in casa soli) e dalle condizioni abitative (i piccoli appartamenti impongono spesso la presenza in camera del nonno/ ammalato e dei nipoti) fattori che ostacolano di fatto lo sviluppo di un efficace progetto di assistenza domiciliare.
Oggi la nostra organizzazione socio-assistenziale risente delle scelte compiute nei precedenti decenni e va rimodulata per rispondere ad una società con ben diversi bisogni assistenziali. La sua inadeguatezza nei confronti dell’anziano cronico, instabile, disabile e fragile è evidente anche in una Città come la nostra che ha investito più di altre sia nell’assistenza domiciliare, nei Centri Diurni e nelle Case Protette. Servizi e strutture, però, da sviluppare ed integrare ulteriormente.
Circa l’80% del carico assistenziale grava sulle famiglie ed il fenomeno del “badandato” vede ormai un gran numero di anziani non autosufficienti assistiti a domicilio da persone prive di una specifica formazione seppure animate da impegno e buona volontà.
Anche Reggio Emilia avverte queste criticità assistenziali e sono conseguenti alla parziale realizzazione dei servizi, prima ancora che per le ristrettezze di bilancio, per la limitata conoscenza dei bisogni assistenziali della fascia più vulnerabile della popolazione. Comune e Azienda Sanitaria devono meglio coordinarsi per accrescere l’”offerta assistenziale” attraverso servizi integrati e diversificati che coprano archi temporali più ampi degli attuali e attraverso l’intervento, a garanzia della continuità delle cure, di Operatori Socio Assistenziali, Infermieri, Fisioterapisti e Medici.
La famiglia deve restare il luogo elettivo in cui poter gestire le situazioni di perdita dell’autosufficienza dell’anziano ed occorre sostenere con forza un progetto di volontariato per formare “esperti” per assistere gli anziani al proprio domicilio.
L’assistenza domiciliare continua ed una più diffusa solidarietà inter ed intragenerazionale possono migliorare in modo sostanziale la qualità della vita degli anziani non autosufficienti e la serenità delle loro famiglie. Insieme possono consentire un più razionale governo dei costi dell’assistenza, ma i servizi per essere più corrispondenti alle attese richiedono una buona conoscenza ed un miglior utilizzo di tutto le risorse disponibili presenti nella Comunità reggiana ed un’autentica applicazione del federalismo in ambito sociale e sanitario.

Priorità:
• Eliminare le liste d’attesa nelle Case Protette aumentando la disponibilità dei posti letto convenzionati e non, anche in collaborazione con il privato ed il privato sociale;
• Incrementare ed incentivare la realizzazione di alloggi protetti più adeguati a far fronte all’innalzamento dell’età media;
• Progetto di formazione-sostegno delle donne immigrate prevalentemente dall’Est Europa (badanti) che assistono anziani non-autosufficienti a domicilio;
• Sviluppo e potenziamento della medicina di gruppo da parte dell’ASL;
• Formazione e sostegno per i famigliari degli anziani non autosufficienti assistiti a domicilio;
• Sostegno ad un progetto di volontariato per formare “esperti” per l’assistenza a casa degli anziani;
• Sviluppo e potenziamento del ruolo delle Aziende Servizio alla Persona (OSEA, RETE e SS. Pietro e Matteo) quali primi gestori ed interlocutori delle politiche assistenziali del Comune;
• Sviluppare la collaborazione e l’impegno attivo degli anziani facendo tesoro della loro esperienza.

3.8 Convivenza - Immigrazione
Le politiche sull’immigrazione vanno impostate secondo una cultura dei diritti e dei doveri, nel rispetto delle regole e nella condivisione dei valori che sono alla base del vivere civile. La società reggiana è una società “in evoluzione”, con aumento esponenziale e concentrato nel tempo della percentuale di popolazione immigrata, fatto questo che desta allarme e, soprattutto, allarmismo; passato il primo momento di curiosità e di pietas per le umane vicende, subentra una inquietudine sociale e una intolleranza che, se non guidata in modo sapiente e controllato rigorosamente, possono causare effetti traumatici e devastanti sulla stabilità della compagine sociale.
L’arrivo di popolazioni straniere ha fatto germogliare e crescere attività e iniziative, culturali e assistenziali, che hanno in sé il seme del dialogo e dell’apertura mentale in una società globalizzata, ma si va costruendo, di fatto, una società che fagocita razze e tradizioni e, alla fine, partorisce una variegata popolazione senza peculiari caratteristiche.
Un fenomeno che porta con sé una crescente conflittualità, una difficoltà di convivenza nei condomini, nei caseggiati, nei quartieri. In particolare dove è più alta la percentuale d’immigrati.
Il punto di partenza, in un vero rapporto di accoglienza, è che il soggetto che accoglie abbia chiara coscienza della propria identità. I reggiani devono riscoprire le radici della propria civiltà (oggi quasi sempre date per scontate e quindi in parte dimenticate), amarle e difenderle.
Un soggetto così potrà dialogare con chiunque senza complessi, né di superiorità né di inferiorità; saprà proporre agli altri quei valori che hanno reso la nostra terra cosi “desiderabile” per tanti immigrati; saprà chiedere e ottenere rispetto delle regole e dei propri stili di vita.
A tal fine:
Bisogna educare chi arriva(giovani e adulti) alle regole e alle norme basilari della convivenza (corsi di italiano, nozioni di base igienico-sanitarie, nozioni di storia del popolo italiano e della educazione civica).
Bisogna dichiarare una lotta senza quartiere agli affitti abusivi o regolari che però consentono una vendita di posti letto e, quindi, lo sfruttamento delle persone.
I palazzi vecchi e fatiscenti, con tutti i rischi connessi alla loro abitabilità e sicurezza, utilizzati per vendere posti letto sono una macchina da soldi da eliminare perché sinonimo di quello sfruttamento e di quel disagio che una società civile ed evoluta come quella reggiana non può tollerare. Ecco perché bisogna predisporre un gruppo speciale di vigili urbani con il compito, in stretta collaborazione con le forze dell’ordine, di monitorare queste situazioni e intervenire.

• Scuola: luogo essenziale di integrazione. Con lo Sport di base rappresenta il settore in cui, potendosi esprimere la personalità individuale, viene stimolato il confronto e dove si può imparare il rispetto e la stima dell’altro in quanto persona importante adottare misure adeguate di inserimento (graduato a secondo della conoscenza dell’italiano); è fondamentale che gli insegnanti possano avere rapporto anche con le famiglie dei ragazzi. Le scuole devono essere tutte, in modo equilibrato multietniche;
• Diritto allo studio: in una società multietnica avere la concreta possibilità di crescere ed apprendere a prescindere dalla propria condizione sociale ed affermarsi in base al proprio talento è un investimento decisivo sui giovani italiani figli di immigrati;
• Lavoro: anche se la disoccupazione è destinata a crescere gli stranieri regolari, contrariamente a quanto dolosamente affermato, NON perdono il diritto ad ottenere il permesso di soggiorno. Lo otterranno per “attesa occupazione” anziché per “lavoro subordinato”. E’ necessario invece un maggiore controllo sulla corretta costituzione e gestione delle imprese societarie straniere; gli stranieri devono conoscere e rispettare tutte le nostre leggi e normative(norme fiscali, norme sulla sicurezza, orari di apertura, etc.);
• Abitazioni: lo sfruttamento dei cittadini stranieri attraverso il mercato degli affitti di abitazioni fatiscenti avviene di più, ovviamente, nei quartieri più obsoleti della città fino a creare autentici ghetti. E’ qui che la politica della casa deve intervenire coniugando le risorse per le politiche abitative con la riqualificazione urbana della città;
• Ricongiungimenti familiari: l’immigrato è mosso dal desiderio di realizzare un progetto di vita per i propri figli. Ricostruire la famiglia, diritto allo studio, lavoro tutelato, casa con mutuo da pagare, accesso ai servizi fanno di uno straniero un cittadino reggiano con i problemi dei reggiani.
3.11 Centro Storico
Si deve prendere atto che la politica seguita negli ultimi cinque anni sul centro storico ha decisamente reso peggiore la situazione. Abbiamo assistito ad una palese contraddizione tra operazioni di tipo squisitamente estetico, ed iniziative fuori scala, non accompagnate da una visione d’insieme. Occorre ridare fiato al cuore antico della città, attraverso “eventi” culturali e commerciali di qualità, variando per questi ultimi l’offerta con adeguate politiche di sostegno e con orari flessibili che possano conciliarsi con quelli delle persone che lavorano o domenicali per chi trascorre in città il tempo libero.
Il centro della città, con il suo patrimonio storico, culturale ed abitativo, sarà uno dei cuori pulsanti della nostra attività politica. Vogliamo un “nuovo” ruolo per il centro storico in qualche modo “esclusivo”e per questa ragione ci proponiamo fin da subito di mettere in pratica azioni dirette ed efficaci che accrescano i livelli di sicurezza per le persone, le abitazioni ed i pubblici esercizi e che riportino i reggiani ad abitare e frequentare un centro nuovamente attrattivo per le attività ricreative, economiche e professionali.
Per quanto riguarda l’accessibilità al centro storico, intendiamo lavorare in diverse direzioni, promuovendo prima di tutto l’apertura di una nuova stagione di dialogo con residenti e commercianti e sottoscrivendo accordi di programma/partenariato con le Associazioni di categoria per riempire adeguatamente gli spazi commerciali vuoti esistenti sia in centro storico che fuori ed individuando soluzioni condivise per le aree dismesse ed abbandonate.
Tra le nostre priorità c’è sicuramente quella di aumentare la dotazione di garages a disposizione dei residenti perché siamo convinti che occorra incentivare la scelta di abitare nel cuore della città privilegiando sia la residenza popolare che quella studentesca realizzando nuovi parcheggi e/o garages affinché sia possibile percorrere le strade del centro più sgombre da automobili. A tal fine andranno anche individuate a ridosso dell’esagono cittadino - cioè sia immediatamente fuori che all’interno dell’anello del centro storico - aree utilizzabili per parcheggi parzialmente interrati o con sviluppo in elevazione migliorandone così l’accessibilità non solo attraverso il sistema dei parcheggi ma anche combattendo l’eccesso di traffico in circonvallazione.
Puntiamo inoltre a potenziare il trasporto pubblico con particolare attenzione per quello urbano elettrico di merci ed ecosostenibile per gli ambulanti migliorando il piano delle auto elettriche e stipulando convenzioni con i Taxi per incentivarne l’uso, soprattutto per quanto riguarda le persone anziane.
Lavoreremo per un accordo tra Comune, commercianti e ACT perché chi sceglie di far spesa in centro possa avere la consegna ai parcheggi e recuperare il costo e ci adopereremo per un reale rilancio del polo universitario anche con accoglienza adeguata e con convenzioni specifiche con esercizi commerciali.
Intendiamo dare sostegno ad un unico strumento consortile di qualità del centro storico ed attivare una promozione coordinata del territorio con regia unica di eventi ed iniziative evitando sovrapposizioni, per offrire vantaggi reali agli utenti (come ad esempio il parcheggio gratuito, caffè, giornale, premi ecc.) per incrementare l’attrattività e per realizzare campagne promozionali.
3.12 Commercio
Al fine di mettere in azione un dialogo permanente con il settore del commercio intendiamo innanzitutto creare un “Osservatorio dei consumi e del commercio” del capoluogo insieme a soggetti quali la C.C.I.A.A., le Associazioni di categoria interessate ed esperti di settore al fine di monitorare e sistematizzare le politiche comunali del commercio e, per indirizzare in particolare i futuri interventi sul territorio.
Siamo convinti che vanno erogati congrui finanziamenti ai COFIDI del commercio insieme all’attivazione di politiche di sostegno al processo di riqualificazione della rete commerciale per quanto riguarda in particolare le cosiddette attività indipendenti (non di catene e di franchising) in quanto risultano essere portatrici di specifici valori identitari non omologati, oltre che di maggior interesse da parte dei giovani imprenditori.
Pensiamo sia necessario promuovere la ricerca di un concreto equilibrio tra i grandi marchi commerciali valutando anche opportunamente l’inserimento calibrato nel tessuto cittadino e non, di nuovi soggetti al fine di realizzare così una più effettiva ed efficace concorrenza di mercato fra le varie tipologie commerciali (micro, piccole, di prossimità, medie, grandi, discount, outlet, città mercato, ambulantato, specializzato, despecializzato, ecc.) in relazione alla necessità di terziarizzazione della città all’evoluzione dei consumi, del sistema distributivo e della pesante crisi economica in atto.
Al fine di rendere operativi tali intendimenti programmatici ci impegniamo, entro tre mesi dalle elezioni amministrative, a tradurli in un sintetico ma trasparente e ragionato documento programmatorio che includerà anche proposte operative nell’ambito del turismo e dei servizi privati su cui confrontarsi con le forze politiche, economiche e sociali.
Crediamo occorra infine immaginare una drastica riduzione per le previsioni commerciali della Grande Distribuzione (mq. 70.000) contemplate dal PSC attualmente adottato, previa accurata verifica tecnica su area vasta perché strutture di questo genere vanno programmate e non lasciate al libero mercato.

3.11 Organizzazione comunale - società partecipate.

Società partecipate.
Verrà realizzata un’analisi approfondita delle partecipazioni comunali per rendere più efficace la gestione dei servizi pubblici locali. Il nostro obiettivo è l’efficienza delle aziende, andando incontro ai bisogni dei reggiani.
Applicheremo il principio della sussidiarietà: non faccia il Comune ciò che può fare bene la società partecipata; non faccia la società partecipata ciò che può fare bene il cittadino. La sussidiarietà orizzontale andrà applicata per evitare sovrapposizioni tra le società pubbliche e le iniziative private.
La globalizzazione impone nuovi scenari, anche sociali, ma non deve per questo travolgere il rapporto consolidato con il territorio.
Le politiche delle società partecipate devono portare benefici concreti per i cittadini, i consumatori e il mondo delle imprese.
Dal Comune e dalle società partecipate deve partire una nuova stagione per liberare risorse, da indirizzarsi ad attività innovative capaci a sviluppare ed incentivare la creatività e l’occupazione giovanile, per estendere e migliorare i servizi rivolti alla persona, per valorizzare le professionalità interne, per razionalizzare e per creare nuove attività e servizi utili per innovare ed aiutare le imprese ad essere pronte a cogliere le opportunità al termine della fase recessiva.
Struttura Comunale:
L’obiettivo permanente della semplificazione, della trasparenza, della riduzione dei costi e degli sprechi, della chiarezza e della comprensione dei cittadini sarà supportato da una nuova dignità del dipendente comunale non più tassello di un’ organizzazione predefinita ma protagonista permanente, in base a capacità e meriti, del buon funzionamento della “macchina comunale”.
Si valorizzeranno le risorse umane esistenti inserendo anche il principio meritocratico e di risultato, misurabili e verificabili con trasparenza.
Saranno introdotti efficaci controlli su tutta l’attività amministrativa.
Saranno rivisti in questa ottica tutti i procedimenti amministrativi al fine di addivenire alla riduzione dei costi, al miglioramento del servizio erogato ed alla sensibile riduzione dei tempi di erogazione.
Si rivedranno gli orari di apertura degli uffici comunali, con l’intento di agevolare i lavoratori e l’ erogazione dei servizi.
Si potenzierà l’anagrafe decentrata con nuovi servizi.
Gli uffici comunali dovranno essere il più possibile accessibili da casa attraverso telefono ed internet potenziando il portale web dell’Amministrazione.
Decentramento
Ridisegnare di nuovo il perimetro delle Circoscrizioni perché la scelta compiuta non tiene sufficientemente conto delle affinità e dei problemi territoriali comuni.
Affideremo ruoli e poteri gestionali alle Circoscrizioni perché compartecipino al governo reale della città.

3.12 Bilancio

Porremo in essere una rigorosa analisi del bilancio per individuare tutte le spese non obbligatorie che possono essere ridotte. Tra le razionalizzazioni da porre in essere vi è l’eccessivo decentramento degli uffici, ( ultimo ex Telecom), in prevalenza in affitto, che comporta moltiplicazione di costi di locazione, utenze, vigilanza, strumentazioni e dispersione di personale. Dovrà essere studiato un piano di razionalizzazione delle sedi per una drastica riduzione delle spese indotte.

Nel breve periodo le forti criticità della finanza pubblica limitano le capacità dei Comuni di mettere in campo significative risorse per investimenti, riteniamo che presentandoci con progetti credibili e una forte capacità di governo del territorio di poter favorire il riavvio dell’ attività economica incentivando l’ utilizzo di capitali privati per la realizzazione di opere pubbliche e di infrastrutture. La partnership pubblico privato deve avere a supporto studi di fattibilità seri e presupposti negoziali trasparenti, una capacità di remunerazione dimostrata, non enunciazioni che restano per anni sulla carta (come il piano parcheggi, i percorsi estensi,) le infrastrutture dovranno essere pensate in ambito sovraprovinciale ( Modena, Parma).

La nuova amministrazione si troverà ad affrontare già dal prossimo bilancio, oltre alle difficoltà finanziarie indotte dai vincoli posti dal patto di stabilità e dalle perdite di gettito tributario derivanti dall’esenzione dall’Ici per la prima casa il cui rimborso non è interamente finanziato dal governo, un forte squilibrio derivante dall’espansione della spesa corrente finanziata con risorse straordinarie e non ripetibili ( dividendi straordinari pre fusione Enìa - Iride ), da utili delle società partecipate che passano da 6,2 milioni nel 2008 a quasi 13 nel 2009 per tornare a 6 nel 2010 e seguenti, i proventi dei servizi pubblici tra il 2008 e il 2009 registrano un aumento di oltre 3 milioni non motivato, se si aggiunge la progressiva riduzione degli oneri concessori, la futura amministrazione si troverà a dover fare i conti con oltre 10 milioni di euro in meno. Non potrà pertanto esimersi dal fare preliminarmente una fotografia particolareggiata della situazione patrimoniale, finanziaria, economica, gestionale, per avere consapevolezza della dimensione dei rischi che potrebbero comprometterne l’azione.
Porremo in essere una rigorosa politica di contenimento delle spese.

Investimenti
Per finanziare il programma degli investimenti l’attuale amministrazione prevede di vendere patrimonio per oltre 70 milioni di euro nel prossimo triennio (tra cui quote di partecipazione di Enìa), noi riteniamo che occorra fare delle attente valutazioni sulla possibilità di valorizzare e non ridurre il patrimonio della collettività, prevede inoltre 70 milioni di opere con apporto di capitali privati senza alcuna analisi di fattibilità. Riteniamo pertanto l’attuale piano degli investimenti velleitario e non realizzabile che necessita di un azzeramento e di una riprogettazione condivisa .

Leggi il programma per le elezioni del 2004