Paola Salamini

Mi chiamo Salamini Paola, ho 34 anni e 4 figli piccoli di cui il primogenito diversamente abile dalla nascita.
Mi sono diplomata alla Filippo Re come tecnico della gestione aziendale ma, per scelta personale, lavoro in qualità di operatore socio sanitario presso Reggio Emilia Terza Età, azienda di servizi alla persona (ASP) che gestisce case di riposo, case protette e centri diurni sul territorio reggiano.
Ho deciso di aderire al Laboratorio per diversi motivi evidenziati nel programma:
- si parla alla città in modo trasparente proponendo di valorizzare le potenzialità di Reggio a livello culturale e storico
- di coinvolgere il cittadino in iniziative di tipo artistico, culturale,
- di recuperare e sviluppare gli asili e scuola
- di una tutela sanitaria maggiore a maggior ragione la dove ci siano situazioni aggravate da una disabilità ecc…
Per motivi di lavoro e per struttura famigliare numerosa, sono immersa quotidianamente nel sociale di tutte le età , nella formazione dei piccoli/giovani e nella cura degli anziani, nel recupero delle disabilità ecc..
Per questi motivi ho, a grandi linee, il polso della situazione nella vita di tutti giorni e, mio malgrado, devo dire che sociale, sanità e scuola negli ultimi anni hanno avuto una caduta repentina che non si arresterà se le cose continueranno ad essere gestite in questo modo:
-rette altissime per gli asili che forniscono posti limitati e insufficienti alle richieste fatte dalla popolazione;
- insegnanti di sostegno a ore scelti in base a criteri non funzionali allo sviluppo del bambino che ha diritto ad avere insegnanti competenti e formati sulla disabilità (nel caso di mio figlio l’insegnante di sostegno si forma di propria iniziativa con prove e tentativi impegnando propri denari, risorse e tempo).
Una grande parte della popolazione reggiana è anziana e sempre più non autosufficiente e dove esiste una difficoltà o un disagio è obbligatoria assistenza e sostegno di qualità da parte della collettività.
Invece le famiglie vengono lasciate SOLE non perchè non ci siano servizi ma perchè questi sono mal organizzati, in funzione di obbiettivi che non sono la salute del cittadino:
-strutture immense e nuovissime con poco personale
- innumerevoli appalti fatti giocando al ribasso a discapito della qualità e con i solo obbiettivo di deresponsabilizzarsi come ente, con un tripudio di commissioni di revisione valutazione e controllo a struttura piramidale formate da economi e non dottori o specialisti in campo sanitario
- scarsissima collaborazione tra servizi diversi che si trovano ad operare su uno stesso progetto di recupero dell’ assistito: il collegamento tra i vari servizi in questi casi rimane la famiglia che fa da collante riportando i progetti, insistendo per avere delle riunioni, insomma il parente invece di essere aiutato ad aiutare la persona non più abile è gravato anche dell’ impegno di dover coordinare le diverse strutture/servizi in assoluta SOLITUDINE;
-personale sempre meno ciclicamente formato (non ci dimentichiamo che lavorare con persone malate e spesso essere a contatto anche con la morte non è semplice e non solo non viene sostenuto ma ci si trova a dover combattere contro una struttura e organizzazione che non rispecchia più codici deontologici ma che persegue solo obbiettivi di tipo economico)
-servizi disinformati su terapie e interventi esistenti sul territorio , anche a pagamento, che il più delle volte è la famiglia ad apprenderlo navigando in internet.
-rivalità tra i distretti stessi con conseguenza di nessuna collaborazione.
Tutto ciò non per denunciare i professionisti che ci lavorano come dottori, infermieri, oss e volontari hai quali spesso bisogna dire grazie di esserci con tanto impegno, ma per dire che con le stesse risorse le cose potrebbero funzionare decisamente meglio se l’ obbiettivo fosse il cittadino e non altro.
Sorge spontanea una domanda:
Cosa si potrebbe fare per snellire le procedure burocratiche, formare ciclicamente e costantemente il personale,sviluppare una rete di collaborazione tra i vari servizi coordinandoli per obbiettivi ed interventi comuni su uno stesso progetto, supporto psicologico alle famiglia che presentano casi di disabilità, tempi di attesa ridotti al minimo sia per quanto riguarda gli ausili che l’ accesso a strutture specializzate, più personale ecc.?
Se il programma di attuazione, con conseguente sviluppo, viene pensato in base ad obbiettivi non rapportati al cittadino la struttura si sviluppa in modo non funzionale ad esso.
Il risultato lo si può ottenere allo stesso costo con una organizzazione diversa, più semplificata e mirate, seguendo i principi da noi elencati.
Noi lista Baldi con il nostro programma abbiamo come obbiettivo quello di non lasciar più sole le famiglie bisognose di sostegno
