Mancati investimenti, liquidità e patto di stabilità.Carlo Baldi attacca Delrio e Bonaretti con dati e numeri a confronto

Carlo BaldiCOMUNICATO STAMPA

 

Mentre la mancanza di liquidità mette in ginocchio le imprese che non hanno risorse per investire, pagare le materie prime e il lavoro, riprendere il ciclo produttivo, il Comune di Reggio, che dovrebbe svolgere un’azione di sostegno allo sviluppo del territorio, si scopre, dalle dichiarazioni del direttore generale, che possiede liquidità per oltre 50 milioni, (liquidità che deriva ovviamente dalle tasse pagate dai cittadini e dalla dismissione di patrimonio della città).
Liquidità che il Comune non spende né per attuare gli investimenti che ha previsto nel bilancio preventivo né per pagare i fornitori, giustificandosi (vedi intervista a Bonaretti) con i vincoli del patto di stabilità.

Non neghiamo che il patto di stabilità crei ai Comuni difficoltà di bilancio, ma le capacità degli amministratori si vedono proprio, nei momenti di difficoltà, nell’abilità di mettere in campo strumenti innovativi che consentano di trovare soluzioni in grado di superare le difficoltà e creare sviluppo.
Non è necessario andare molto lontano per confrontare gli investimenti di questi ultimi anni che ha fatto Parma rispetto alla penosa situazione di Reggio.
Posto di fronte a dati e numeri incontestabili, Bonaretti evoca ancora il patto di stabilità. Parma ha messo in cantiere centinaia di milioni di investimenti in infrastrutture e riqualificazioni urbane, perché ha avuto la capacità di innovare e di presentare progetti credibili per attrarre capitali privati. Mediante la costituzione di tre STU (società pubblico/private di trasformazione urbana) Parma ha messo in cantiere ingenti investimenti, con la progettualità del Comune, con la partecipazione di capitali privati locali, sotto il controllo pubblico, fuori dai vincoli del patto di stabilità quali: un ampio progetto di riqualificazione della zona della Stazione in corso di avanzata realizzazione da STU Area Stazione; un intervento di riqualificazione di un intero comparto con zone residenziali, commerciali, garage, parcheggi, in partnership con i privati proprietari di aree mediante la STU Pasubio; la progettazione di infrastrutture funzionali all’insediamento dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare mediante la STU Authority.

Mediante una società patrimoniale a controllo pubblico, partecipata dall’Unione degli Industriali di Parma, in questi anni il Comune d’oltre Enza ha messo in campo importanti operazioni di acquisizione, urbanizzazione, cessione o edificazione di vaste aree di espansione produttiva.
Mentre Del Rio e Bonaretti sognano come poter attrarre talenti, la società degli enti locali di Parma sta operando, su mandato del Comune, su progetti di ampio respiro già definiti per attrarre investimenti nazionali ed esteri a vantaggio del territorio, contribuire allo sviluppo di risorse qualificate e di talenti, favorire l’insediamento di nuove iniziative imprenditoriali, creare network d’impresa.

Chi amministra il Comune di Reggio, oltre a piangersi addosso per il patto di stabilità, conosce l’esistenza di strumenti funzionali per riqualificare e dotare la città di infrastrutture e attrarre risorse?
E sempre a proposito di capacità di mettere in campo investimenti, non è passato inosservato che in una recente intervista il presidente della Commissione parlamentare dei Lavori pubblici ha dichiarato di non aver mai avuto occasione di incontrare alcuno degli amministratori di Reggio per richieste di finanziamenti.
Sarebbe interessante mettere a confronto i finanziamenti arrivati negli ultimi 5 anni a Modena, Parma, Bologna, Reggio. A Reggio devono ancora essere utilizzati i finanziamenti per Palazzo della Frumentaria, che risalgono alla Giunta Spaggiari, per non parlare dei finanziamenti perduti per i Chiostri di S. Pietro!

Carlo Baldi

Articolo pubblicato il: 30 maggio 2009, alle: 16.44. Archiviato in: Notizie, Rassegna stampa.