Il solerte dirigente del Comune, Mauro Bonaretti
Il solerte dirigente del Comune non perde occasione per mettere in mostra la sua verve politica, che gli assicurerà di certo una carriera in tale senso. Mi auguro, però, che se ciò accadrà, non si realizzi con soldi pubblici, come tra l’altro è avvenuto con il fastoso fascicolo pubblicitario “La nostra città. Cinque anni di amministrazione” stampato, come evidenziato dal giovane candidato Marco Montipo’, in più di 100.000 copie e spedito di recente alle famiglie reggiane; o, ancor peggio, nell’organizzare un’esplosione di nuove iniziative con la posa della prima pietra, come si usava in passati periodi della nostra storia o da parte di qualche notabile del dopoguerra durante la campagna elettorale, senza poi dar seguito alle realizzazione delle opere.
Purtroppo però la fregola elettorale di mostrare tanto attivismo porta ai risultati della palestra di Rivalta dove, di fronte alla “cappellata”, il solerte direttore è intervenuto dichiarando che tutto era lecito perché “si è dato avvio alle procedure”, anche se qualcuno ha pensato al famoso detto napoletano “passata la festa, gabbato lo santo”.
Ma il dott. Bonaretti è un funzionario pubblico, con responsabilità quindi verso tutti i cittadini, oppure è l’ennesimo segretario del Sindaco? Sempre pronto a parargli i colpi, anzi a mostrare il petto, sostituendosi ad Esso non solo per dare informazioni e precisazioni, ma anche esprimendo giudizi politici.
Non è la prima volta che ciò succede, anche se, pescato in fallo in passato, non ha ancora imparato la lezione, confondendo il suo ruolo di funzionario pubblico, che tutti gli altri suoi colleghi invece onestamente rispettano.
Non voglio perdermi oltre in queste quisquiglie, ma gradirei entrare nel merito.
Ho citato Parma come esempio di come si possano fare investimenti, nonostante il Patto di stabilità. Ai cittadini, infatti, interessa lo sviluppo della città e la qualità delle opere pubbliche e non le lezioni di ragioneria dello Stato.
La risposta data da Bonaretti dimostra una scarsa capacità di scegliere strumenti che consentano di ottenere un risultato, pur nel rispetto della legge. Vorrei chiedere come mai, dopo l’ampia difesa dell’operato del Comune, citando tra l’altro immobili di terzi come opera propria (Palazzo Busetti), nulla si dice degli interventi non realizzati di cui ho parlato espressamente: palazzo della Frumentaria e Chiostri di S. Pietro, il primo finanziato in anni precedenti, e il secondo dalla Sovraintendenza?
Come si giustifica il fatto che erano stati programmati 100 milioni di investimenti e ne sono stati effettuati solo 35?
Come mai è stata approvata la fusione di Enìa, facendone perdere il controllo e non accorgendosi, tra l’altro, che nello Statuto era previsto il mantenimento del 51% pubblico?
Come mai si esalta la realizzazione di diversi uffici pubblici in tutta la città, senza semmai operare per accentrarli, riorganizzarli e ridurre così i costi?
Parma o non Parma, i fatti parlano chiaro.
Caro Bonaretti, per favore, occorre scegliere se fare il funzionario pubblico oppure il candidato politico. Cerchi però sempre di essere al servizio della verità di tutti, per tutti, e non di uno solo.
In particolare a Lei si chiede di rispondere sui fatti, almeno finché è funzionario, senza trarre le sue inopportune conclusioni.
Queste, infatti, spettano a coloro i cui compiti sono stati assegnati dagli elettori.
Carlo Baldi

