Dopo cinque anni. Un costoso bilancio per i cittadini reggiani

 Montipò MarcoCOMUNICATO STAMPA

 

Caro direttore, desidero sottoporre all’attenzione del Suo giornale alcune considerazioni.

Il titolo è “La nostra città. Cinque anni di amministrazione”. E’ arrivato qualche giorno fa nella mia cassetta postale e nelle cassette della posta di tutti i reggiani. In grande, sulla copertina compare il logo del Comune di Reggio Emilia. Non saprei come definirlo: documento informativo? pubblicità? Campagna elettorale?
All’inizio pensavo che si fossero sbagliati e mi avessero recapitato un giornale di moda indirizzato alla vicina. Novantacinque pagine, copertina lucida, carta patinata con foto a tutta pagina, non si può certo chiamare pieghevole informativo.
La definizione della tipografia di Correggio che ha realizzato questa egregia opera, è “libricino” e, al telefono, mi confermano che ne sono state stampate più di centomila copie, quasi un best seller. Con la scusa di fare qualcosa di simile per la mia azienda, mi parlano di un costo approssimativo di circa un euro a “libricino”. Questo è il prezzo solo per la stampa: fotografia, realizzazione grafica e consegna, ovviamente, sono costi a parte.
E’ un’operazione che ha comportato una spesa considerevole, e se noi cittadini l’abbiamo sostenuta sarà per una finalità che ci è cara, o comunque per un interesse che il Comune ha deciso di tutelare a nostro vantaggio.
Sì, ma quale? Finanziare la campagna elettorale dell’uscente amministrazione comunale non è evidentemente un fine meritevole di tutela per quegli elettori con un diverso orientamento politico.
Sarebbe stato utile ben più utile, per esempio, essere informati in modo oggettivo con un resoconto dettagliato riguardante le istituzioni che ci hanno governato.
Tale resoconto avrebbe dovuto essere stilato da un organo terzo, seguendo un basilare principio logico e in questo caso anche democratico, secondo il quale la valutazione esterna è più affidabile di quella di chi si giudica da solo (nemo iudex in re sua).
No, questo non è avvenuto. Le didascalie a margine dei grafici che attribuiscono la provenienza dei dati a fonti Istat e altri enti (tra cui lo stesso Comune!) mal celano la palese autoreferenzialità del progetto. Sembra più una campagna pubblicitaria che fa leva su dati reali presi qua e là dove meglio torna utile, mettendo in risalto la crescita di tutto quello che è aumentato a Reggio.
Non sorprende quindi che la realizzazione sia stata curata da Jack Blutharsky S.r.l. una società di Bologna specializzata in pubblicità, che così si presenta (cito testualmente dal sito web della società): “Jack Blutharsky è il nome collettivo della migliore creatività possibile, affinché una marca, un’istituzione, un servizio, siano creduti e seguiti”(1).
Quindi noi reggiani siamo diventati clienti da abbindolare, mercati da conquistare.
Dobbiamo applaudire chi ci governa perché ci propina fontanelle multicolore e libri pubblicitari in evidente contrasto con le norme di rispetto democratico, a un mese dalle elezioni.
Intanto le nostre strade sono sempre meno percorribili e sempre meno sicure, il nostro patrimonio artistico dimenticato, il centro storico in degrado.
Il merito della crescita, così sfacciatamente celebrata da questo volume colmo di fotografie di famiglie sorridenti, non è di chi ce lo ha inviato.
Il merito è di noi reggiani che ugualmente e meglio, durante le precedenti amministrazioni abbiamo saputo esprimere la nostra operosità unita alle capacità e all’iniziativa, per fare crescere davvero la città.

Grazie per la cortese attenzione

Marco Montipò
Candidato al Consiglio comunale
Laboratorio Baldi per Reggio

Articolo pubblicato il: 25 maggio 2009, alle: 17.06. Archiviato in: Corrispondenze, Rassegna stampa.

« Commenti

Carlo
4 giugno 2009

Caro Marco
è un’analisi precisa e documentata. Così si fa politica: evidenziando i fatti.
La tua denuncia cadrà purtroppo nel vuoto, perchè in Italia, tantomeno a Reggio, il potere non conosce l’umiltà di riconoscere i proprii errori( a meno che si voglia sostenere che è giusto abusarne pro domo propria! In tal caso,come in un noto libro, vien da dire con amarezza che le radici dell’arbitrio del potere sono profonde!)

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