Un’ azienda pubblico-privato per acquisire area ex Reggiane e aprire una nuova stagione urbanistica ed economica.
Mi sono posto spesso il problema come risolvere l’acquisizione dell’area ex Reggiane per assicurare alla città un patrimonio significativo e creare le premesse di uno sviluppo armonico di Reggio.
L’area ex Reggiane di circa 250 mila mq.( 25 ettari) è l’ultima occasione per la nostra città per realizzare un intervento che la qualifichi e che le permetta quel salto di qualità che il pessimo governo urbanistico e il pressappochismo architettonico hanno devastato in profondità.
La questione è se Reggio saprà essere padrona del proprio futuro come lo sono state Bilbao, Lione etc. , oppure se sarà ostaggio dei progetti altrui e terreno di conquista di una costante ondata speculativa. La partita è aperta: deciderà le sorti della città il suo ruolo nel Nord Italia e in Europa nei prossimi decenni.
Non è pensabile negoziare soluzioni urbanistiche con la proprietà, perché gli interessi collettivi non possono essere condizionati dagli interessi privatistici. L’abbiamo sostenuto in diverse occasioni, ma purtroppo tale concetto non è prevalso. Tuttavia è ancora possibile intervenire nell’interesse della collettività.
L’idea che propongo è basata sull’istituto del diritto di superficie.
Una volta messo un punto fermo nella destinazione urbanistica in modo da contenere anche il valore di detta area, occorre realizzare lo strumento per la sua acquisizione possibilmente ad un prezzo stabilito dall’Agenzia del territorio .
Per raggiungere detto scopo si può costituire una società pubblico-privato in cui il Comune interviene con la maggioranza delle quote, impiegando a questo fine il ricavato dalla cessione di azioni Enia (disinvestire per investire). Per la restante parte si farebbe ricorso a un azionariato diffuso.
Il modello di società pubblica per le aree è già applicato in alcune altre città italiane con buon successo. Fu attuato in passato anche a Reggio con la società Aree Industriali, sbagliando però con la cessione della proprietà delle aree anziché ricorrere al trasferimento del solo diritto di superficie.
