Riflessioni sui provvedimenti giapponesi

Non sarà sfuggita la notizia del provvedimento tempestivo assunto in Giappone contro il gruppo di studenti ed il docente che hanno apposto la loro firma lordando uno spazio della cupola del Brunelleschi a Firenze: licenziamento del professore, ammenda dura agli studenti e scuse allo Stato italiano da parte delle autorità e di molti cittadini giapponesi con grande evidenza sui quotidiani.
Tale comportamento valorizza una grande civiltà e marca un profondo divario con la nostra situazione.
Un bravo magistrato mi diceva che tutta la legislazione italiana è improntata a proteggere chi compie reati . Nei processi in Tribunale l’occhio di riguardo non è verso la vittima ma verso l’accusato anche se molte volte è colpevole. Occorre in tutti i modi ricercare una motivazione che giustifichi l’operato del reo, mentre il danneggiato viene lasciato solo e molte volte umiliato dagli interrogatori più o meno giustificabili della difesa.
Il caso degli studenti giapponesi evidenzia l’abisso fra tale cultura e la nostra, dove il permissivismo e la tolleranza, congiunti, quando si tratta di minori, ad ulteriori scusanti sulla situazione della famiglia e dell’ambiente in cui vivono, giustificano atti di delinquenza e di vandalismo.
Ricordo a tale fine tutte le discussioni intorno ai graffiti ed ai danneggiamenti di immobili urbani anche di pregio e la mancanza di coraggio e di norme nell’assumere provvedimenti sanzionatori.
Una società che vive in tale situazione non può aspettarsi dei risultati positivi, ma anzi crea quel clima di tensione e di irresponsabilità che minano il vivere civile.
Sicuramente il cambio di rotta deve partire dalle scuole, anche primarie, attraverso un processo educativo che coinvolga e responsabilizzi anche le famiglie.
Non a caso il provvedimento giapponese è stato assunto su una denuncia, accompagnata da prova fotografica, alle autorità del suo paese e da parte di un cittadino giapponese presente.
E’ un atto che dimostra come in Giappone ognuno si senta responsabile per il proprio paese e che collabora per tenere alto il grado di civiltà della società in cui vive . E’ prima di tutto questo senso di responsabilità di ogni individuo che può permettere ad uno Stato di affermarsi e ad una comunità di vivere meglio, creando una coscienza civica che in Italia è molto debole e dove molte volte la libertà individuale viene confusa con l’anarchia.
L’esempio giapponese dovrebbe farci riflettere.

Carlo Baldi
 

Articolo pubblicato il: 3 luglio 2008, alle: 10.30. Archiviato in: Documenti.