È la fine degli analisti?
di Carlo Baldi pubblicato sul Resto del Carlino il 7/10/2008
Nella primavera del 2000 mi trovavo a Londra per un’importante operazione finanziaria. Era il periodo dell’esplosione finanziaria della new economy e delle supervalutazioni sui mercati di qualsiasi impresa che avesse attinenza con l’informatica e con gli strumenti di comunicazione.
Anche qualche banca reggiana ed i loro amministratori furono affascinati da questa tendenza.
Tale bolla speculativa, anch’essa nata in America, era alimentata dall’avvento dei personal computers nelle famiglie. I giovani nella loro abitazioni, anziché lavorare o studiare, operavano via internet con l’ausilio delle banche che concedevano loro linee di credito per negoziare titoli quotati in borsa, umiliando i genitori coi grossi guadagni virtuali che giornalmente ottenevano. Il Nasdaq raggiunse indici positivi inauditi e le valutazioni dei titoli della new economy esplosero, disancorandosi dall’andamento storico delle imprese ed a quello prospettico dl medio periodo. Si teorizzavano capitalizzazioni a 40-50 anni. Per qualche titolo si negoziava con parametri pari a 50-60 volte il reddito lordo dell’azienda e le simulazioni dei business plan erano ormai prossime ad un secolo avanti. Dopo il crollo della bolla intervenne massicciamente la Federal reserve e le banche centrali di diversi paesi per rallentare la caduta ed il dissesto di molte famiglie.
Nei colloqui londinesi di quel periodo incontrai tre validi ed affermati analisti finanziari che intendevano dimettersi dalla loro attività perché non erano più in grado di valutare la bontà o meno di tali titoli. Utilizzavano, mi dicevano, i parametri ed i criteri appresi in anni di studio , di formazione e di esperienza .Questi venivano però superati largamente dal mercato e dalle relazioni degli analisti più giovani, che pubblicavano “equity research” cioè analisi dei titoli azionari di aziende new economy allineandosi con l’andamento del mercato , con valutazioni a loro avviso basate sulla fantaeconomia.
La crisi attuale mi ricorda quei colloqui; mi ricorda le “equity research” di qualche mese fa su Lehman brothers e qualche altro istituti stimati AAA.
Lo scoppio della nuova bolla speculativa, specie sulle cartolizzazioni edilizie americane, causerà anche il crollo della categoria degli analisti finanziari? Oppure purtroppo siamo assistiti da dilettanti ed i maggiori esperti del settore hanno dismesso da tempo la loro attività?
La lezione della new economy non è servita.
Per certo le grandi multinazionali della finanza sfuggono ai controlli ed alle verifiche e gli esperti e le istituzioni di controllo si dimostrano impotenti a seguirne gli sviluppi e le obbiettive loro situazioni.
Nel dissesto Enron qualche amministratore è stato condannato a molti anni di carcere ed a sanzioni pesanti. Per quelli della finanza attuale, premiati con alte stock option, cosa avverrà?
Carlo Baldi
