Crisi economica: “situation d’alerte”.
Riforme verso la partecipazione dei lavoratori al risultato dell’impresa.
In un recente sondaggio l’istituto di ricerca Eurispes sostiene che solo poco più di un terzo ( 38,3%) delle famiglie italiane riesce ad arrivare a fine mese. Un altro rapporto precisa poi che aumenta il ricorso al credito al consumo. Esso riguarderebbe 8,4 milioni di famiglie, pari al 35% del totale. Ed ” il popolo della rate” si sta allargando a macchia d’olio con situazioni di grave disagio al punto che oltre 530.000 famiglie, dice il Censis, si trovano in difficoltà a pagare le rate e 143.000 non sono in grado di pagarne alcuna.
E’ la fotografia di una grave situazione che, accompagnata dalla crisi energetica e dall’aumento a dismisura del prezzo del petrolio con la sua influenza sui trasporti, può portare il paese in uno stato difficile.
Ritengo perciò che il problema dell’aumento della povertà , la crisi finanziaria esportata dagli Usa e quella generalizzata per i problemi energetici, obblighino ad una riflessione attenta. Più che continuare in polemiche sterili, in lotte di potere ed in antagonismi di basso livello, ritengo che occorra unirsi per affrontare il pericolo di una grave recessione, con conseguenze anche sociali di dimensioni non facilmente valutabili.
Per la nostra città si parla tuttora esclusivamente di ausilio ai poveri incrementando la mensa del Vescovo. Pur apprezzando il lodevole impegno, ritengo che occorra effettuare anche a Reggio un’analisi approfondita della situazione e del suo evolversi, ricercando insieme quali possano essere i provvedimenti più opportuni per superare tale stato di cose.
Siamo cioè in un momento che i francesi definiscono “situation d’alerte”, che va monitorata con attenzione, preparandosi con tutti i rimedi possibili per evitare il peggio.
Se da un lato le retribuzioni non sono più adeguate a sostenere il costo della vita, la difficile situazione anche delle imprese, specie di trasporto, obbligherebbe a pensare che è in atto un’ inevitabile revisione in aumento dei costi e dei prezzi. Ciò cozza però contro la concorrenza di altri paesi , compresi alcuni dell’Unione Europea, che hanno normative meno onerose e bassi livelli di retribuzione.
E’ giunto forse il momento di elaborare nuove politiche economiche ed affrontare con coraggio alcune profonde riforme.
Mi riferisco in particolare allo studio di un sistema di partecipazione dei lavoratori (oltre che negli organi gestionali di cui si discute da tempo) al risultato dell’impresa, così da garantire loro maggiore reddito ed assicurare maggiore motivazione nella gestione dell’impresa stessa, con conseguenti migliori risultati sia economici che di clima aziendale. Il capitale cioè parteciperebbe ai risultati dell’impresa in misura più ridotta ed una quota del reddito andrebbe per una parte a favore di chi presta direttamente la propria attività e per il residuo ad un fondo integrativo su base territoriale regionale o nazionale. Ovviamente occorre anche una revisione della normativa fiscale e contributiva vigente, equiparando detti redditi a quelli di capitale.
E’ una prima idea che necessiterebbe un approfondimento ed un ampio dibattito. Essa, oltre che aumentare i redditi dei lavoratori dipendenti, potrebbe rappresentare una modifica ad un sistema capitalistico che ha bisogno di aggiornare le sue basi teoriche. La grave situazione del momento può aiutare la ricerca e l’innovazione anche in questo settore.
Carlo Baldi
