Carlo Baldi risponde a Gandolfi

Gli interessanti interventi di Dino Felisetti e Paolo Gandolfi più che una risposta, anche se chiamato in causa, meritano l’esposizione di alcune riflessioni già alla base della costituzione del Laboratorio.
Lo vorrei fare con una parafrasi legata al mondo dell’agricoltura, nel quale ho qualche radice. Alcuni esperti di botanica ed ancor meglio saggi agricoltori mi hanno sempre detto che quando un prato non ha più vivacità, si sta spegnendo e vi nascono delle gramigne è inutile riattivarlo mescolando nuove sementi. Si rende necessario ararlo bene, concimarlo, seminarlo di nuovo ed irrigarlo. Gradualmente nascerà un nuovo prato più bello e rigoglioso. E’ la storia, caro Gandolfi, del PD dove sono state mescolate vecchie sementi e tolta un po’ di gramigna. La sostanza però resta la medesima, coi vecchi errori ed impostazioni: mi riferisco alla nomina dei dirigenti, alla lottizzazione dei posti di potere e comunque, più che un ridare vitalità e forza con nuove idee e col coinvolgimento dei cittadini, valorizzando le qualità, stimolando e rendere partecipi i giovani ed i cittadini disponibili, si continua con la vecchia impostazione dove prima di tutto occorre tener conto del potere e di chi lo esercita, e dove si alimentano, nel vecchio stile politico, più le accuse all’avversario che le proposte alternative. Leggasi per tutti l’analisi di Mannheimer “Senza più sinistra”.
A mio avviso occorre rendersi conto che è in atto una rivoluzione, che, in mezzo a questo stato di incertezza dove sinistra e destra non hanno più i riferimenti culturali di un tempo, ad una situazione contradditoria ed in divenire con un’economia in stagnazione ed aggredita dall’inflazione, si pone il problema di rinnovare completamente il prato storico e non continuare con aggiunte , integrazioni e piccoli rifacimenti aggiungendo qualche nuova semente. Per far rinascere il paese, misurarsi con la globalizzazione occorre togliere il virus che si è innescato nel partitismo storico, dove il potere di alcuni e la conservazione dello stesso si sovrappongono a qualsiasi altra esigenza, dove il cittadino o l’iscritto è uno strumento da guidare secondo la linea dettata dall’alto, da un gruppo ristretto.
Alla luce di quanto sopra una lista civica aperta, che coinvolga più forze e che abbia dei principi guida precisi( per il Lab l’attività politica è un servizio temporaneo a favore dei cittadini e non una professione), non credi possa essere di ausilio a questo necessario rinnovamento ?
Ho parlato non a caso di più forze perché conosco ed apprezzo il valore di tanti tuoi compagni e sarebbe errato escluderli od isolarli.
Errato invece sarebbe, sempre con la parafrasi agricola, tentare un innesto in una vecchia pianta anche se qualche ramo è stato potato, con un movimento vitale di cittadini volonterosi, motivati e disinteressati. Gli innesti, mi dice il solito esperto, vanno fatti su piante nuove e giovani se si spera di poter ottenere una pianta rigogliosa e che dia buoni frutti. Ovviamente per questa operazione occorre l’onestà intellettuale di fare qualche passo indietro, mi riferisco alle vecchie piante ormai destinate alla decadenza ed aggredite dai virus storici di cui ho parlato più sopra, pur collaborando e dando tutti la forza ed i valori migliori che sono ancora rimasti.
I problemi saranno ovviamente intorno ai programmi ed ai criteri di scelta e la qualità delle persone che si adopreranno per realizzarli. Su questo punto il confronto è d’obbligo e la disponibilità non può mancare. Una cosa però è certa: occorre ricordarsi sempre che i denari che si spendono nella cosa pubblica non sono degli amministratori o di un gruppo ristretto di persone ma di tutti i cittadini, a cui di continuo occorre rendere conto e coi quali confrontarsi.

Carlo Baldi

Articolo pubblicato il: 8 settembre 2008, alle: 10.00. Archiviato in: Corrispondenze.