BILANCIO 2008 e controllo della spesa: un’occasione persa?

Ora che le forti polemiche che hanno accompagnato, anche in seno alla stessa maggioranza, l’approvazione del Bilancio 2008 si sono attenuate, è più agevole tornare a ragionare sul tema del controllo e della razionalizzazione della spesa, tema posto con centralità dalle Liste civiche ed all’origine del loro voto contrario, pur nella sostanziale condivisione delle priorità sociali di spesa del Comune (casa, welfare, mobilità sostenibile).
La questione, infatti, non è marginale come certi atteggiamenti della Giunta e del partito di maggioranza relativa lasciano trasparire: al contrario, è la chiave di volta di un metodo moderno per adeguare l’azione amministrativa al mutare dei tempi e contribuire anche a qualificare l’offerta imprenditoriale combattendo lavoro nero, carenze di misure di sicurezza e forme di evasione, come dimostrano le tante proposte bipartisan di tagli alla spesa della appena avviata campagna elettorale.
Infatti, l’avanzare di fenomeni sociali ed economici connessi alla globalizzazione impongono di gestire i tradizionali servizi e di approntarne di nuovi per nuovi bisogni, con la piena consapevolezza che i processi migratori dirompenti che hanno caratterizzato gli ultimi anni e caratterizzeranno anche i prossimi, creano opportunità economiche (si pensi alla forza lavoro dei giovani extracomunitari) ma, allo stesso tempo, importano povertà, o, se si preferisce, meno ricchezza (e ciò tanto con riferimento alla forte migrazione dal meridione come a quella proveniente dal sud del mondo e dall’est europeo).
A fronte di tale fenomeno di radicale trasformazione, che porterà la città in pochi anni a contare quasi 200 mila abitanti, di cui una larga fetta di immigrati (compresi molti clandestini!), l’azione amministrativa continua a viaggiare sui binari tradizionali, senza sostanziali ripensamenti, facendosi vanto di operazioni di puro estetismo (dalle vele di Calatrava al rifacimento delle piazze) dai costi enormi, senza un più specifico ancoraggio funzionale.
Nonostante l’epocale cambiamento, la maggioranza resta prigioniera di un sogno superato: continuare ad avere gli asili più belli (e costosi) del mondo con la più alta concentrazione, in un unico contesto urbano, di opere d’arte di Calatrava pretendendo, allo stesso tempo, di poter soddisfare, oltre ai vecchi i nuovi bisogni, quali quelli abitativi degli ultimi arrivati, la richiesta di assistenza pubblica alla popolazione sempre più anziana, la diffusa esigenza di maggiore sicurezza, l’urgenza di nuove, necessarie infrastrutture (ad es. la via Emilia bis), l’aspettativa di una mobilità pubblica sostenibile per combattere l’inquinamento e di tanto altro ancora.
Un sogno che sta costando caro alla città perché chiaramente non sostenibile nel lungo termine, senza una rivoluzione gestionale che produca una drastica riduzione dei costi ed una razionalizzazione della spesa. Azioni che, però, presuppongono non tanto e non solo un innovativo approccio tecnico-gestionale quanto un riorientamento strategico dell’azione politico-amministrativa secondo 2 essenziali binari, da sempre presenti nei programmi delle Liste civiche:
1) la logica programmatica di parthership pubblico-privata;
2) la prospettiva di riorganizzazione della spesa (corrente e di investimento) secondo nuove linee di coordinamento programmatico/contrattuale anche con altri enti, provinciali e non.
In entrambi i casi va superata la forte referenzialità che ancora caratterizza l’azione della maggioranza, a parole aperta al nuovo, ma nei fatti abituata a mettere sulle poltrone che contano solo “propri uomini fidati”, anche se privi di specifica competenza (il caso ACT insegna!). Può non piacere a molti (e pure per le Liste civiche non è una scelta facile!), ma è giunta l’ora di chiamare a partecipare non alle scelte che spettano solo alla politica, ma alla loro attuazione, le forze economiche e sociali della città, chiedendo loro anche impegni finanziari significativi: dalla cultura allo sport, dalla formazione alle infrastrutture, lo spazio per un loro maggiore protagonismo è imposto dalla storia, e chi lo rifiuta per purismo o per preconcetto ideologico, s’illude di fare l’interesse della città e, in primis, delle fascie più bisognose: semplicemente ritarderà un processo inarrestabile che, se ben gestito, può portare importanti benefici a tutti.
Questa prospettiva di generale partnership pubblico-privata va abbinata (e passiamo così al secondo punto) ad una radicale riorganizzazione programmatica-contrattuale della spesa degli enti locali: occorre passare dalla logica burocratica di una spesa pensata e gestita opera per opera, intervento per intervento, progetto per progetto all’interno dell’ambito comunale di riferimento, ad una spesa programmata per blocchi di opere ed organizzata sempre più su base territoriale allargata ai confini provinciali (e pure oltre).
Alcuni esempi per intenderci: è noto che tutti gli enti territoriali devono fare manutenzione (di immobili, di infrastrutture, di macchine e automezzi ecc.). Tutti la fanno, però, come se fossero gli unici a farlo: altri paesi europei attuano, da anni, ad esempio per la manutenzione degli immobili pubblici, dei global services integrati di lungo periodo (20-30 anni), abbracciando un bacino corrispondente al territorio provinciale od interprovinciale. Lo stesso per la manutenzione stradale. Oppure, in un campo nuovo, dalle possibilità enormi, quali il risparmio e la produzione di energia elettrica con fonti rinnovabili, molti paesi UE, Francia in testa, operano a grande scala territoriale, concedendo a ditte specializzate a costo zero per l’ente il rifacimento dell’intera rete pubblica di illuminazione elettrica ed i tetti degli immobili pubblici per gli impianti fotovoltaici.
Si potrebbe continuare con molti altri esempi basati su di una logica di stretto coordinamento programmatico contrattuale tra gli enti (prima di tutti la Provincia, superando così nei fatti la sterile polemica sulla loro irrealistica abolizione!): la chiave di volta è l’individuazione del bacino ottimale di intervento, senza fermarsi burocraticamente ai limiti territoriali storicamente dati. Ciò presuppone, naturalmente, una forte e lungimirante azione politica che deve toccare, per maggiore efficacia, anche le strutture operative degli enti che, su base concordata, devono essere ripensate e specializzate: ad esempio, in tale prospettiva, appare logica una forte azione di riprogrammazione su base operativa in prima battuta del ruolo della Provincia e del Comune capoluogo, che non dovrebbero più avere 2 strutture analoghe addette agli appalti, bensì strutture complementari, a forte specializzazione. Lo stesso dovrebbe, in prospettiva, pensarsi con altri Comuni capoluoghi (tipo Modena e Parma), per immaginare processi integrativi inediti (tipo ENIA) anche in altri campi (es. trasporti pubblici, servizi alla persona ecc.).
Ancora: i progetti per gli interventi sociali tipo scuole, asili nido, alloggi popolari e per studenti in alcuni paesi UE sono standardizzati a livello provinciale/regionale ed il più possibile accorpati in fase attuativa prevedendo anche la manutenzione nel tempo in capo al realizzatore (per questo costano meno, molto meno dei nostri!!).

Come si capisce, lo scenario che è possibile delineare, se ben gestito, porta con sé una forte riduzione di spesa: si tratterebbe, dunque, non di sognare l’impossibile ma soltanto di adeguarci alle più avanzate esperienze europee, abbandonando inutili ideologismi e superate referenzialità ed aprendo una pagina nuova, certamente difficile ma davvero riformista e moderna, in linea con i tempi e le nuove esigenze di Reggio. Ecco perché l’occasione dell’approvazione del Bilancio con le tematiche politiche prima che tecniche poste dalle Liste civiche circa una razionalizzazione della spesa così intesa, meritavano un’attenzione politica che non ci pare sia davvero venuta dalla Giunta e dal Pd, tutti preoccupati di recuperare una maggioranza che, salvo rare voci, appare sulla tematica del controllo della spesa più rivolta al passato che al futuro, in ritardo su questi temi così come lo è stata (ed in parte ancora lo è!) sulla sicurezza, considerato, all’inizio di legislatura, argomento marginale.

Dott. Claudio Rangone

Articolo pubblicato il: 28 febbraio 2008, alle: 11.27. Archiviato in: Documenti.